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Azioni Parallele

NUMERO 5 - 2018
Azioni Parallele
è una rivista on line a periodicità annuale, che continua in altre modalità la precedente ultradecennale esperienza di Kainós.
La direzione di Azioni Parallele è composta da
Gabriella Baptist,

Aldo Meccariello
e Andrea Bonavoglia.
La distribuzione è affidata a Ergonet (VT).

La sede della rivista è Roma.

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44 anni della storia recente raccontati da Enrico Deaglio

 

 

 

 

Enrico Deaglio (con Valentina Redaelli)

Patria 1967-1977

 

 

Milano, Feltrinelli, 2017

pp. 637, ISBN 978-88-07-17327-1, € 22


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Enrico Deaglio

Patria 1978-2010


Fonti, curiosità e spunti di ricerca

a cura di Andrea Gentile

 

 

Milano, il Saggiatore, 2011

pp. 1035, ISBN 978-88-565-0213-8, € 15

 

 

 

 

 

 

 

 

Per chi c’era, per chi non c’era, per chi ha dimenticato

Sono 44 in totale gli anni che Enrico Deaglio ha voluto raccontare e analizzare, uno per uno, quasi settimana per settimana, in due impressionanti volumi di cronaca italiana – seicento più mille pagine – dal titolo Patria 1967-1977 e Patria 1978-2010, pubblicati da Feltrinelli e da il Saggiatore in ordine inverso nel 2011 e nel 2017 (il primo volume era in effetti datato 1978-2008, poi aggiornato al 2010). Deaglio, giornalista di alto livello ed eccellente narratore, è nato a Torino nel 1947 e ha fatto quindi partire la sua cronaca da quando compiva 20 anni, potremmo forse dire l’età della ragione o comunque l’età di una coscienza ormai vigile e matura.

Il mondo era diverso nel 1967, molto diverso dal mondo di oggi. Giunto quasi alla fine il boom economico degli anni Cinquanta, il ricordo della guerra finita da appena ventidue anni cominciava a sbiadire, anche se la parte attiva della popolazione se ne ricordava bene, o da reduce o da giovane testimone; la guerra mondiale era stata anche guerra civile in Italia, e in realtà nascondeva la vergogna del fascismo teoricamente archiviato, ma ben vivo nelle leggi, nei costumi, negli atteggiamenti di gran parte della popolazione. Si seguivano ancora le tracce educative dei genitori e dei nonni, ma tanta omogeneità non poteva che incontrare un punto di rottura, e l’esplosione si sarebbe manifestata in quell’anno ormai mitico che fu il ’68, anno protagonista in effetti del primo volume-decennio narrato da Deaglio.

Personalmente di nove anni più giovane di Deaglio e come lui stanziato tra il ’68 e il ’76 a Torino, ho ricordi meno lucidi e precisi, ma indelebili: il clamore delle proteste operaie e studentesche, i volti dei protagonisti politici “buoni” e “cattivi”, la paura degli attentati e dei sequestri di persona, la presenza misteriosa e spaventosa della mafia, ma anche gli eventi sportivi, le canzoni, i libri, il taglio dei capelli, i film, i programmi televisivi su solo due canali, le mode…

La narrazione-cronaca di Deaglio è un gigantesco mosaico, scarna e ridotta spesso ai puri fatti e ad elenchi di nomi e di luoghi, ed evoca quel mondo, diverso e lontano, che non so davvero come possa apparire a chi non lo ha vissuto. Per chi c’era, per chi non c’era, per chi ha dimenticato, così scrive Deaglio nella prima riga della prima pagina, e la mia sensazione è che l’ultima dedica sia la più importante, per chi ha dimenticato; chi ha dimenticato quella Patria sulle stampelle, tra un’economia che si inabissava e viaggiava con l’inflazione a due cifre e una società in subbuglio. Cercare di dimenticarlo è inutile, perché tra il 1967 e la fine degli anni ’70 – sembra incredibile scriverlo – in Italia ci furono diversi tentati golpe e decine di attentati alla popolazione civile; fu in tempo di pace una lunga stagione bellica, che a quel tempo si cercava – secondo un antico vizio nostrano – di ricondurre ad interferenze straniere, come se noi non fossimo capaci di tanta violenza da un lato e di tanta abilità strategica dall’altro. Gli studenti, gli anarchici, i terroristi, i sindacati, i golpisti, dovevano essere – secondo questa bizzarra ipocrisia – mossi ora dall’URSS, ora dalla CIA, ora da altri misteriosi enti internazionali. Solo dopo qualche decennio, quando le ferite cominciarono a rimarginarsi, si è cominciato ad ammettere anche davanti all’opinione pubblica che erano tutti italiani, erano italiani i buoni e i cattivi, era italiano il nazifascista Licio Gelli burattinaio capo della loggia P2, erano italiani anche i mafiosi americani, ed erano italiane le Brigate rosse.

Ed è proprio su questo punto che Deaglio apre una strada precisa, di certo non seguita da molti, intitolando Patria questa cronaca italiana: Patria è il luogo dei padri, i padri siamo noi, e siamo noi che dobbiamo riguardare al passato per capire quanto è successo e come, e dove, e perché, e per non far finta di averlo dimenticato.

Nell’esergo del primo volume (in senso cronologico) Deaglio scrive:

Questo libro racconta di un decennio di illusioni e depistaggi, grandi ingenuità amorose, poesie e piccoli segreti (in genere legati a transazioni di affari). Tutto è accompagnato dal clangore di grandi esplosioni di tritolo. Compaiono vittime che non se l’aspettavano e carnefici che manco sanno di esserlo. Ci sono elementi per diverse trame, diverse messe in scena, forse addirittura una storia.

E nella prima pagina introduce il decennio ’67-’77 con queste parole:

Per chi c’era, per chi non c’era, per chi ha dimenticato.

Non esiste una versione ufficiale dei fatti, gli eroi del ’68 non sono celebrati (neppure le loro vittime, peraltro) e non compaiono nei libri di scuola […]. Fu un’età dell’oro? I migliori anni della nostra vita (e segretamente anche della vostra)? Oppure anni di piombo, di droga, di violenza, di cattivi maestri, di mancanza di rispetto, dell’anarchia che ha rovinato la Patria?

Credo che tutti siamo costernati dall’ignoranza con cui certi giovani senza arte né parte, ma notevole faccia tosta, si candidano a diventare “i leader dell’Italia del Ventunesimo secolo”, confondono Austerlitz con Auschwitz, il Cile con il Venezuela, ricordano con simpatia il Duce “delle origini, dell’Inps, della Patria”, si riferiscono a una nostra “identità” minacciata dall’invasione islamica e sono concordi sul fatto che i sindacati e i comunisti abbiano rovinato l’Italia. Non erano nati, nel ’68. Mentre gli altri hanno tutti un vuoto di memoria. Sono astuti: l’ignoranza è oggi la migliore virtù da spendere per conquistare un elettorato.


Deaglio azzecca in pieno la prevista candidatura dei giovani ignoranti «senza arte né parte», come dire Luigi Di Maio, Matteo Salvini e qualcun altro, che prendono il potere senza avere idea di che cosa è il potere stesso, che cosa è la storia, che cosa è – diciamolo pure – la Patria. Per loro, per chi non c’era, ha scritto Deaglio, ma possiamo stare sicuri che loro non leggeranno.

Non vanno dimenticati naturalmente anche gli aspetti positivi che le proteste e le contestazioni studentesche, unite all’autunno caldo degli scioperi del ’69, seppero conquistare. Aumenti di salario, la scuola per tutti (o quasi), l’assistenza pubblica portata a livelli migliori, la conquista di diritti per i dipendenti, e poi il divorzio, l’aborto, l’obiezione di coscienza per il servizio militare, la maggior età a 18 anni. Ma certo davanti alla cronaca nera, come sempre, le cose buone sembrano meno pregnanti.

Il Sessantotto è l’anno di riferimento, l’anno sul quale si appuntano i riferimenti temporali, precedenti e successivi. Ma ciò che avviene dopo, appunto, nel senso dei famigerati anni di piombo segnati dai rapimenti, dalle gambizzazioni, dagli scontri a fuoco, dalle bombe in piazza, è davvero figlio del ’68? Molte altre cose lo sono, a partire naturalmente dal cambiamento di tanti atteggiamenti, da molte liberalizzazioni e liberazioni, dalla modernizzazione infine di una società che ancora era fondamentalmente patriarcale, ma Deaglio guarda soprattutto il lato politico e lascia che il lettore da solo cerchi una risposta. Ci segnala e ci ricorda personaggi incredibili di cui vale la pena di conoscere la vita successiva, elenca con commovente completezza i nomi di tanti morti troppo spesso resi anonimi dai numeri complessivi, espone e propone dati, ne fornisce analisi e sintesi, ma tranne poche eccezioni non li commenta, lascia che siano loro a commentarsi. Per fare un esempio tra i tanti, ecco alcune righe tratte dalla pagina del 31 maggio 1972, la strage di Peteano, i cui dettagli personalmente avevo dimenticato quasi del tutto:

La notte del 31 maggio, alle ore 22,35 […] una telefonata anonima giunge al centralino della stazione dei carabinieri di Gorizia […]: “Senta, vorrei dirle che xe una machina con due buchi sul parabrezza nella strada…”. [Due pattuglie si recano sul luogo]. I carabinieri Antonio Ferraro, Donato Poveromo e Franco Dongiovanni tentano di aprire il cofano dell’utilitaria, provocando l’esplosione dell’auto e rimanendo uccisi […]. A preparare la bomba e la trappola contro i carabinieri sono stati gli iscritti al MSI friulano Carlo Cicuttini e Vincenzo Vinciguerra, insieme a Ivano Boccaccio [Deaglio descrive poi come i tre avessero ottenuto materiali e istruzioni dall’organizzazione Gladio]. Ma tutto questo si saprà molto dopo. Nell’immediato avviene un potente depistaggio. Le indagini [sono] dirette dal colonnello dei carabinieri Dino Mingarelli (un uomo del generale De Lorenzo e del SIFAR) e Giovanni Battista Palumbo, iscritto alla loggia segreta del Venerabile Licio Gelli, comandante della divisione Pastrengo di Milano […]. In particolare, si cerca di incastrare Lotta Continua di Trento e di legare la strage di Peteano all’omicidio del Commissario Calabresi avvenuto dodici giorni prima.

Il secondo volume (ormai storico, nonostante l’aggiornamento di quasi dieci anni fa) si occupa di un quarantennio ed è troppo ampio per avere un qualche centro; saranno la mafia e il berlusconismo a determinarne il lato oscuro, ma l’inizio, che è poi il vero inizio della ricerca di Deaglio, il 1978, è clamorosamente forte, con la narrazione puntuale, informatissima, e avvincente, del rapimento e delitto di Aldo Moro. Se ne parla moltissimo oggi, nel quarantennale dell’episodio che segnò profondamente la nostra storia di nazione e le nostre storie individuali. Ci troviamo molti protagonisti del dopoguerra, dallo stesso Moro ad Andreotti, da Berlinguer a Paolo VI, da Romano Prodi a Gianni Agnelli. Insieme alle storie di mafia, che vedono l’affermarsi di Riina e Provenzano, i corleonesi sanguinari, le storie politiche si intrecciano e si confondono. Il nome di Berlusconi è già spuntato, insieme al suo amico capomafia Mangano, spacciato in seguito per lo stalliere di Arcore, poi ecco i Ferruzzi, Gardini, Sindona, Calvi, e mille altri personaggi che si muovono su una scena inquietante, surreale nel rivederla con gli occhi di adesso.

Con il trascorrere delle pagine e degli anni, Deaglio ci appare onnisciente, anche se forse qualcosa è frutto di deduzione e non di autentica prova tangibile. Il suo lavoro e quello dei collaboratori è stato meticoloso, al limite dell’ossessione per il dettaglio, e porta il lettore a una lettura frenetica, come quella di un giallo che, ahinoi, ci vede protagonisti. Viene da piangere di rabbia leggendo del maxi-processo gestito da Falcone e Borsellino, sapendo della fine spaventosa che Riina avrebbe preparato per i due magistrati. E viene da piangere ricordando la stagione di Mani Pulite, i giudici implacabili di Milano contro i partiti, la caduta di Craxi e della Democrazia Cristiana, che si credeva immortale; ci fu davvero l’illusione nella nostra povera Patria che la corruzione potesse essere debellata. Ma nel frattempo cresceva nel Nord la voglia di secessione, incarnata da Bossi e dalla Lega Nord.

Gli anni del potere di Berlusconi, intervallati da governi di centrosinistra deboli e confusi, sembrano quasi una vendetta storica nei confronti del team milanese dei giudici anti-corruzione; è un racconto tragicomico, che non ha mai fine, con basi grottesche nel personaggio stesso, un palazzinaro milanese che ha creato la sua fortuna grazie alle televisioni, apparentemente unico nel panorama internazionale ma che oggi ha trovato un suo emulo nell’imparruccato presidente Trump.

Il nuovo secolo si apre male, con la tragedia di New York, ma nel frattempo l’Italia sembra uscire dal clima di terrore dei decenni precedenti, nonostante governi pasticcioni e del tutto immersi nelle problematiche personali dell’uomo di Arcore. Si consumano due sindaci di Roma, Rutelli e Veltroni, per contrastarlo, ma la capitale si vedrà addirittura guidata nel 2008 dal genero di uno dei personaggi più estremi del neonazismo italiano.

Il secondo volume si chiude nel 2010, e sembra lontano. Ancora non ci sono all’orizzonte personaggi come Renzi, Grillo, Salvini, che hanno condizionato la nostra storia più recente.

Ma ovviamente è inutile in questa sede riassumere tante storie, tante vicende, tanti personaggi. Lo ha già fatto Deaglio intitolando in modo spesso irriverente i capitoli-anni dei suoi volumi di cronaca:

 

PATRIA 1967-1977

1967 Un senso di vigilia

Luigi Tenco, Gigi Meroni, don Milani. Il papa è comunista? Addio Totò! L’ultimo colpo della Banda Cavallero. Bolivia, Cina, Trento e Torino

1968 Forever young

Dov’è il Belice? Dov’è Avola? “Studenti: mi fate schifo”, dice PPP. Dolce Francia, più dolce Basaglia. I peli di Tamara Baroni.

1969 La famosa perdita dell’innocenza

Studenti, operai, uniti nella lotta. Babbo Natale non porta regali, lo stato invece porta bombe. Gli anarchici non sanno volare.

1970 La scoperta del Sud

Reggio Calabria: mai stata in Europa rivolta più lunga (e più nera). Arriva l’esercito. Agostino è pazzo, Junio Valerio Borghese anche. Terroni battono Übermenschen 4 a 3.

1971 La classe operaia (quasi) in paradiso

Gli operai lottano e scopano, gli impiegati meno. Villaggio crea Fantozzi, Raffaella il Tuca Tuca. Siamo “vincoli o sparpagliati?” W il sindaco! Un certo Sindona assalta la finanza italiana.

1972 Nodi al pettine, spirali

Guerriglia urbana, Feltrinelli, Serantini, Calabresi, milionari sequestrati, carabinieri intrappolati, aerei che cadono, soldati morti nella neve, Almirante sfonda al Sud. Brutto clima.

1973 El pueblo unido … non vincerà mai

Succede tutto, anno di svolta: il Cile, lo shock del petrolio, la crisi, molte bombe. Salvo Lima arriva al governo a Roma. Fu una grande cosa, ’sto compromesso storico?

1974 “Io so”. Che cosa aveva capito Pasolini?

Brescia, l’Italicus, generali felloni: ultimo attacco. Licio Gelli conquista Milano. Passa il divorzio. “Grândola, Vila morena” cambia le carte in gioco. Lo sport dell’anno: sparare sui detenuti.

1975 La morte del poeta

Scompaiono gli spiccioli e le città sono comuniste. Emma Bonino aiuta 10.141 donne. Ecco chi siamo davvero: un cadavere a Ostia, una ragazza nel bagagliaio, morti nelle piazze.

1976 Vietato il sorpasso

Friuli, il buon terremoto. Seveso, la brutta diossina. La Lockheed e Mr. Calzolaio di Antilopi. Dc e Pci condannati a convivere: pessimo connubio. Tragedia neorealista nella città dell’acciaio.

1977 L’anno pazzo

E questo cos’è? I lama stanno in Tibet, insurrezione a Bologna, Kossiga e Giorgiana, i presagi di Jean-Paul Sartre e di Aldo Moro. A terrible beauty is born o forse l’Italia sta per finire.

 

PATRIA 1978-2010

1978

Alcuni sostengono che l’Italia intesa come uno stato con tutto quello che ne consegue, abbia cessato di esistere durante i 55 giorni del sequestro di Aldo Moro. Altri lo negano.

1979

L’Italia può vivere anche senza Aldo Moro, ma non senza le sue carte. Palermo piomba addosso a Milano, terrorizzandola ma offrendo anche denaro. The Italian Game: Argentina, Gelli, Cuccia, Ambrosoli, Baffi, Sindona. Il Pci conferma che per il trenta percento degli italiani i padri restano Marx e Lenin, ma con qualche distinguo. Dalle viscere dell’Italia sale qualcosa di pauroso.

1980

Alcuni dicono, a ragione, che il 1980 (l’inizio dei famosi e felici anni ottanta) fu tragico. Salta in aria l’Irpinia, esplode la stazione di Bologna, viene colpita a morte la Fiat. La politica è strana. Tanto strana che Giulio Andreotti viene convocato a Palermo e svillaneggiato dai capi di Cosa Nostra.

1981

Comincia la guerra (Milano e Palermo unite nella lotta), il banchiere è impaurito, il materassaio viene scoperto, il principe è assassinato. La lunga notte di Alfredino Rampi. Nasce la televisione moderna, al-Qaeda la sfrutterà.

1982

E’ un anno di morti eccellenti e di decapitazioni: vengono uccisi il comunista e il generale; e il banchiere viene trovato impiccato a Londra. Ma un senso di patria viene trasmesso dal calcio, prima a Barcellona poi a Madrid.

1983

L’Italia si capovolge: a Torino si paga per licenziare, a Milano arrivano gli uomini di rispetto. Mentre due comunisti molto magri si abbracciano, Bettino Craxi è il primo socialista a capo del governo. Palermo scopre il Libano e un padre della patria muore dimenticato.

1984

Anno fatale. George Orwell vi ambientò il suo incubo (per quanto riguarda l’Italia sbagliò solo di dieci anni). Il dissidente russo Andrej Amalrik lo indicò come l’anno della dissoluzione dell’Unione Sovietica, sbagliando di soli cinque anni. Da noi, muore Enrico Berlinguer, sul lavoro.

1985

Città che diventano fortezze, città perse. I condottieri italiani si presentano con grandi progetti. Il ministro affronta la guerra e la tortura a Palermo. L’Achille Lauro, Craxi, Sigonella, Mazzini e Arafat.

1986

Un’istantanea sullo stato delle case in Italia. Cosa Nostra entra in borsa con Raul Gardini. L’ultima recita di Michele Sindona e la Norimberga siciliana. Uno storico incontro alla sinagoga di Roma.

1987

Ritratto di due città. Galleggiando sui soldi e sui morti ammazzati. Nasce il Caf che si crede immortale. Umberto Bossi entra in Parlamento. Una giornata particolare per Giulio Andreotti e Salvatore Riina. Le parole e i simboli della politica italiana.

1988

La casalinga di Voghera. Un articolo di Leonardo Sciascia e le sue conseguenze. Tempi duri per i nostri condottieri. Con arresti e un’uccisione si celebra il ventennale del ’68.

1989

Il miglior manager sulla piazza, una piovra sullo schermo, una Tangentopoli troppo in anticipo, una mente raffinatissima. E un muro, a Berlino, che ci rende piccoli.

1990

Berlusconi colpito dal fuoco a Catania, Romiti dittatore contestato a Torino, Gardini principe munifico a Venezia. Nell’anno in cui, senza creanza, fischiano l’inno dell’Argentina, torna Aldo Moro con i suoi scritti, parlando di Gladio e di Andreotti … dodici anni dopo.

1991

Non siamo soli: gli albanesi sbarcano a Bari e ci comportiamo bene (nonostante i precedenti). Si scopre che il voto è truccato. Piccoli ammazzamenti. La Moby Prince e il fatale porto di Livorno. Una battuta sul traffico a Palermo fa ridere l’Italia.

1992

Tangentopoli. Sale la Lega. Falcone: mancano nove anni all’11 settembre di Bin Laden. Scalfaro presidente. Borsellino e il discorso sull’amore. L’esercito in Sicilia. Crolla la lira. Trattative private. L’anno che comincia a plasmarci.

1993

La spettacolare (e grottesca) cattura di Riina a Palermo, le bombe di Firenze, Milano e Roma. Gabriele Cagliari, Raul Gardini, Nino Gioè: i suicidi eccellenti. Quella bavetta agli angoli delle labbra. Chi rimpiangerà la Prima repubblica?

1994

O Italia, quanto eri sconosciuta nel tuo profondo cuore, svelato dalla televisione. Alle elezioni tornano i fascisti, la Sicilia dimentica i suoi eroi, il Nord punisce la sinistra e il premier, prima di cadere, si paragona a Gesù.

1995

Molta eccitazione (e crescente delusione) di fronte all’idea di pulirsi le mani. D’Alema, Bossi e Dell’Utri: le convergenze parallele. Finalmente torna a piangere una Madonna italiana (nelle sue lacrime c’è il Dna di Dio?). Anche Romano Prodi scende in campo e sale in pullman. Facile, la latitanza di Bernardo Provenzano.

1996

Romano Prodi vince le elezioni, Umberto Bossi si proclama Gran sacerdote di un nuovo rito in un Nord confuso e stanco, tra celti, kefiah, tatuaggi, discariche. A fine anno con Marcello Mastroianni se ne va una fragile bellezza italiana.

1997

Tutto sul fronte orientale: la Marina italiana in guerra contro gli albanesi, i Serenissimi portano un “tanko” in Piazza San Marco. Un primo, piccolo, miracolo di Berlusconi; una prima, non tanto piccola, crisi del governo Prodi.

1998

Un medico con i capelli bianchi promette di guarire il cancro e scatena la “credulità popolare” organizzata. Una Commissione parlamentare finisce nel grottesco. Le accuse contro “autore 1” e “autore 2” per le stragi del 1992-1993 vengono archiviate. Cade il governo Romano Prodi.

1999

Un po’ d’Europa: con 1936,27 lire si avrà 1 euro. Le canzoni di De Andrè, Morandi e D’Alema. Nuovi condottieri scoprono la potenza del telefono. Il Vaticano rivela che Padre Pio non era un impostore, ma un santo. Gli immigrati in Italia sono tre milioni. E se se ne andassero tutti improvvisamente?

2000

Si apre il millennio. Muoiono Bettino Craxi, Ion Cazacu, Tommaso Buscetta, Enrico Cuccia, Vittorio Mangano, Edoardo Agnelli. Da Fatima il Vaticano rilancia una superstizione che trova la stampa laica fin troppo entusiasta.

2001

Il nostro presidente a Cefalonia ricorda il primo atto di resistenza che ci liberò dal fascismo. Belusconi vince con fascisti e leghisti le elezioni della “Banana Republic”. Poi viene il G8 di Genova e l’11 settembre crollano le Torri gemelle.

2002

Arriva l’euro. Un anno di movimenti. L’uccisione di Marco Biagi e la mitologica manifestazione della Cgil in difesa dell’articolo 18. I girotondi e il “ceto medio riflessivo” riempiono pacificamente le piazze. Oriana Fallaci e i venti di guerra.

2003

Le bandiere della pace cambiano il paesaggio italiano. La morte di Gianni Agnelli e la sua ascesa al cielo del Lingotto. La straordinaria performance di Silvio Berlusconi al Parlamento di Strasburgo. A Baghdad un archeologo italiano prende in mano l’origine della civiltà.

2004

Muore il pirata della bicicletta, si ferma il cuore della Padania, se ne va il ministro dell’Economia. L’Italia in Iraq, con tragiche storie. Dell’Utri condannato per mafia: business as usual. L’anno in cui impariamo a giudicare la donna di Cogne.

2005

La morte di Karol Wojtyla, l’elezione di papa Ratzinger, l’ascesa del cardinale Camillo Ruini, l’uomo più potente d’Italia. Comparsa e rapida scomparsa degli immobiliaristi che comprano edifici, vogliono giornali e banche e finiscono tutti arrestati. Un altro anno passato a guardare la casa di Cogne, finalmente la vera ‹casa degli italiani›.

2006

Le donne escono dal silenzio. Romano Prodi vince le elezioni nella notte dei misteri, dei brogli e dell’arresto di Bernardo Provenzano. Lucky Luciano, la falsificazione del calcio e la nostra vittoria ai mondiali. La camorra vuole uccidere il ragazzo che la combatte scrivendo. Luca Coscioni e Piergiorgio Welby muoiono secondo la loro volontà.

2007

Voci allarmate affermano che una brutta ondata è in arrivo. Parole di moda: monnezza, casta, cocaina. Il discorso del Lingotto e il discorso del predellino. La strage di operai a Torino. A un passo dal trentesimo anniversario del rapimento e uccisione di Aldo Moro, l’anno si chiude con un altro segreto, un boss della mafia che ha ingoiato la sua verità.

2008

Cade il governo Prodi, Berlusconi trionfa per la terza volta, Roma scopre che può avere un sindaco fascista. Nel nuovo programma di governo si parla di ronde armate, esercito in città, nuove centrali nucleari, impronte digitali obbligatorie ai rom da quando sono nati. Gli immigrati cacciati, uccisi, sparati: un pogrom a Ponticelli, una strage a Castelvolturno, l’assassinio di Abba nel centro di Milano.

2009

Eluana e suo padre Beppino: storia di una lunghissima morte. Il terremoto che non doveva essere previsto e che, infatti, distrugge puntualmente L’Aquila. Come Berlusconi raggiunge l’apogeo della sua traiettoria, per poi precipitare nella più grottesca storia di sesso e potere. Nomi dell’anno: Zappadu, Noemi, Topolanek, Marrazzo, Natalì, Spatuzza, Patty. E prima di Natale, il Duomo vola in faccia al peccatore.

2010

A Rosarno gli schiavi africani si ribellano. Cricca, ’ndrangheta, P3, nuova Tangentopoli, senatori mafiosi … ma l’Italia, apparentemente, c’è ancora. Una piccola raccolta di dati, previsioni e statistiche. Le intuizioni di Leonardo Sciascia (1961) e di Aldo Moro (1978). Breve elenco di suicidi. Una visione di Amarcord.