Azioni Parallele

NUMERO 4 - 2017
Azioni Parallele
è una rivista on line a periodicità annuale, che continua in altre modalità la precedente ultradecennale esperienza di Kainós.
La direzione di Azioni Parallele è composta da
Gabriella Baptist,

Aldo Meccariello
e Andrea Bonavoglia.
La distribuzione è affidata a Ergonet (VT).

La sede della rivista è Roma.

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Luciano De Fiore, Anche il mare sogna

 

 

Luciano De Fiore

Anche il mare sogna

Filosofie dei flutti

 

 

Roma, Editori Internazionali Riuniti, 2013

pp. 336, ISBN 978-88-359-9333-9, € 24,00

  

La bella citazione dal Zarathustra di Nietzsche (cfr. p. 186) già dal titolo affabula il lettore promettendo peregrinazioni intellettuali non solo attraverso il viaggio in nave – «un topos che da Omero in poi non conosce stanchezze» (p. 144), anche se ormai finisce per banalizzarsi facilmente nel «crocierismo, malattia senile del turismo» (p. 174). In effetti non semplicemente ad imbarcarsi chiama il filosofo, come nella Gaia scienza, per veleggiare eroicamente nel mare aperto alla volta di terre ancora da scoprire (cfr. pp. 129, 190-191), e neanche a rischiare di nuovo lo scacco del naufragio e della deriva, quelle due possenti metafore del fallimento che hanno attraversato tutta la riflessione sulla finitezza (cfr. p. 217), ma anche e forse soprattutto a ripensare l’inconscio che ha lavorato nell’arte, oltre che nel pensiero, per esprimere il non-luogo aporetico, nomadico e desertico del mare, quella superficie che indica l’apertura dell’orizzonte e insieme ricopre il baratro che fa andare a fondo, quel movimento costante dell’onda e del vento che con la fissità del cielo orienta e guida il navigante.

Col mare si è in effetti all’origine dell’immaginario poetico, politico e scientifico dell’occidente, segnalato già dalla prossimità che la terminologia nautica manifesta con elementi strategici della consapevolezza e del conoscere: dalla rotta che dice il passaggio (poros), al timoniere (kybernétes), da cui deriva anche il latino gubernator, all’ornamento di prua che fende le onde (epístema) e anticipa saperi. Gli inquietanti figli di Poseidone o di Oceano, quali Polifemo o Proteo, ma anche i mostri biblici che inghiottono Giona sono ancora all’opera nel Leviatano di Hobbes o nel Moby Dick di Melville; le sirene di Omero affascinano ancora Rilke, Kafka o Joyce, ma anche Soldati, Tomasi di Lampedusa o Malaparte, Eliot e Pound; Talete che fonda tutto sull’acqua, il Platone della Repubblica per cui «anche noi dobbiamo nuotare» (p. 44, Resp. 453d), il «navigare necesse est» di Plutarco, successivamente diventato addirittura il motto delle città anseatiche (cfr. p. 197), o le rive di Lucrezio continuano ad abitare l’essere già sempre imbarcati di Pascal, le isole di Moro, Bacone o Kant, i nomoi di Hegel e Schmitt, gli spettatori di Blumenberg, le navi eterotopiche di Foucault e le marinerie contemporanee di Sloterdijk.

Naufrago, dunque sono” è notoriamente una delle varianti novecentesche del cogito cartesiano nella riformulazione proposta da Bataille, ma ormai anche il naufragio sembra essere naufragato e invece piuttosto la deriva risulta essere, per Luciano De Fiore, «la metafora marina oggi più calzante» (p. 229), con la sua andatura obliqua e dislocante. E se poi, 

alla deriva, si fosse solo a bordo di se stessi? Se cioè fossimo soli in mare, non sopra il mare, ma nel mare? Se fosse invece questa la vera metafora viva della filosofia di oggi? Non più “Alle barche, marinai!”, ma ormai che siamo giù in acqua, nuotiamo (p. 230).

Più che il tuffo o l’immersione, con i suoi palombari già eraclitei, più che il relitto, la zattera o la scialuppa di salvataggio, è l’orizzontalità del nuoto a corrispondere nella maniera più adeguata all’imprendibilità del mare, anche del mare di casa, nostrum, interno, quel Mediterraneo che Cacciari ci invita a riconoscere come “nome di persona”: «un nome sulla bocca e sulla pelle di Valéry e di Saba, di Matisse, Van Gogh e Picasso, di Camus e di Derrida» (p. 269): approdo insieme materno e tragico, segnato dall’accoglienza e dal meticciato, ma anche dallo scontro e dalla superstizione, luogo di pirati e di corsari, teatro di talassocrazie e talassofobie, di tempeste musicali e santi naufragi, che peraltro «potrebbe, forse dovrebbe, tornare a svolgere un ruolo decisivo» (p. 287).

Dopo un capitolo esplicitamente dedicato ai “Mediterranei” plurali (pp. 269-291) che ne esalta le rive e i bordi “altri” come antidoti alla volontà di potenza e alla dismisura contemporanee, inviti a non esiliarsi dalla vita, dalla natura e dalla bellezza, e dopo aver ripercorso il Rosenzweig di Globus e lo Schmitt di Terra e mare (cfr. pp. 298-311), il testo si conclude in maniera assai significativa nel riferimento ad un breve saggio di Kojève del 1945 (L’impero latino. Progetto di una dottrina della politica francese) che prefigura una nuova alleanza tra Francia, Spagna, Italia e le nazioni del Maghreb in vista della costituzione di un terzo polo (oltre a quello germanico-anglosassone e a quello slavo-sovietico): un’Europa mediterranea latino-africana centrata sulle coste del mare più antico, che diventi forza pacificatrice e sintetica, in grado di essere potenza credibile, capace di risolvere il problema musulmano e coloniale, mediando nel confronto tra nord e sud del mondo, tra occidente e oriente (cfr. pp. 314-316). Sottolinea De Fiore:

Sembra ormai evidente che se l’Europa dall’89, dalla caduta del muro di Berlino ha pensato di poter fare a meno del mare su cui è nata, oggi è vero il contrario […] perché nel bacino del nostro antico mare sembrano destinate a giocarsi le questioni decisive di questo secolo (p. 317). 

Con Franco Cassano si potrà allora dire che nel Mediterraneo oggi il nord-ovest del mondo incontra il sud-est e che proprio in questo incrocio è la sua vera chance, l’occasione forse non più di una navigazione, ancora nel rischio del naufragio e del tramonto, ma di una salvifica nuotata verso il litorale, la battigia, il bagnasciuga, a sottolineare quella natura oscillante e anfibia che sempre di nuovo affiora nel bel testo di Luciano De Fiore, soprattutto quando si tratta degli abitatori del frammezzo fluttuante e instabile quali gli scrittori già capitani à la Conrad, i poeti affogati à la Shelley, i pittori cui non può mancare una finestra sul mare à la Matisse e naturalmente tutti i filosofi-cartografi convocati a delineare una filosofia del mare e a captare da sismologi il fremito di un’abissale orizzontalità.